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Home Incontri Idee per Pisa 9 dicembre 2010 Partecipazione. Una piazza per ogni quartiere.

Partecipazione. Una piazza per ogni quartiere.

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Uno slogan, per incominciare:

 una piazza per ogni quartiere.

Vediamone i perché.

 Perché la piazza è un tramite tra passato presente e futuro.

 Perché la piazza ha sempre ( o quasi) saputo essere spazio aperto e luogo fortemente significativo per l’identità cittadina. Si può affermare che ogni tappa della storia d’Italia è simbolicamente rappresentata da una piazza che, con le sue caratteristiche peculiari, ha segnato fortemente anche l’estetica del centro cittadino nel suo complesso. Ciascuna piazza è stata fulcro della vita pubblica e comunitaria; luogo privilegiato della comunicazione sociale e dei valori della comunità, oltre che sede dei suoi centri di potere. Come è noto, in piazza si trattavano gli affari, si svolgeva il mercato, e sempre in piazza, o nelle sue vicinanze, si fronteggiavano i simboli del potere religioso e del potere politico. E, a partire dalla fine del Settecento, gli affollati caffè nei pressi delle principali piazze divennero anche luoghi di trasmissione del sapere e di formazione dell’opinione pubblica. Finché, nell’ultimo secolo, la piazza è divenuta anche spazio fisico e simbolico di moltitudini aggregate intorno a parole d’ordine e obiettivi politici, potenziale antagonista del potere costituito.

Ma che cosa è accaduto alle piazze italiane nel secondo dopoguerra e soprattutto a partire dagli anni cinquanta del Novecento?

Ovviamente generalizzando: l’aumento vertiginoso della motorizzazione ha imposto un brusco cambiamento. Invase dalle auto, le piazze si sono spesso trasformate in rotonde per il traffico e parcheggi. Per fortuna negli ultimi decenni, seppur a macchia di leopardo, si intravede un’inversione di tendenza: con le pedonalizzazioni, le piazze tornano ad essere, nei casi migliori, luoghi d’incontro, divenendo anche palcoscenici per festival, sagre, concerti, spettacoli.

 Dunque, riscoprire o scoprire una piazza per ogni quartiere per risvegliare la voglia di partecipazione.

Non va dimenticato, infatti, che alla fine degli anni settanta, quando, con il dominio della finanza internazionale, il capitalismo ha attraversato una grande metamorfosi, si sono imposti vari paradigmi dominanti che hanno orientato le decisioni dei governi e influenzato profondamente l’opinione pubblica: il liberismo, l’elogio del privato e la denigrazione del settore pubblico, il trionfo del denaro e dell’individualismo, la discordante accoppiata tra edonismo e conservatorismo religioso, la stigmatizzazione degli immigrati e una certa xenofobia.

 Ma non c’è dubbio che oggi l’opinione pubblica è percorsa da attese contraddittorie: da un lato, ad esempio, il bisogno di sicurezza, l’affermazione piena dell’individualismo, la disaffezione per la politica, ma dall’altro una forte aspirazione a una società più giusta e umana, all’invenzione di nuove solidarietà, a una democrazia rinnovata.

 La piazza, dunque, può tornare d’attualità per ricostruire luoghi d’aggregazione, di incontro, di scambio tra generazioni.

 In ogni quartiere perché è da lì che bisogna incominciare.

 E’ necessario che l’amministrazione liberi risorse (proprie o con l’individuazione di opportuni partner) verso questo obiettivo, coinvolgendo, in primo luogo, i Consigli Territoriali di Partecipazione.

 -         Per migliorare i rapporti umani, per aumentare la qualità della vita, per ampliare le condizioni di cittadinanza.

-         Per uscire dall’isolamento che provoca solitudine.

-         Per riscoprire la società dell’essere contro la società dell’apparire.

-         Per ritrovare luoghi piacevoli contro l’anonimia delle periferie.

-         Per tornare a privilegiare il crescere rispetto al consumare.

-         Per tornare ad assaporare il gusto della democrazia.

 

Insomma, per acquisire una cittadinanza più consapevole e colta che metta in condizione di saper giudicare e scegliere, guidati da due essenziali orientamenti:

il valore del dubbio e la forza dell’utopia.

Ilario Luperini

 


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