L’Intervento del Sindaco Filippeschi
Il 31 agosto 1943 è una delle date che la storia ha impresso in maniera indelebile nella memoria collettiva dei Pisani.
Il ricordo di quella giornata si è tramandato vivo e presente fino a noi per le memorie dei sopravvissuti e per le tracce rimaste che, ancora oggi, si rinvengono in un tessuto urbano non del tutto rimarginato, nelle ferite del primo grande bombardamento subito dalla città di Pisa durante il Secondo Conflitto Mondiale.
Era una giornata di sole che si fece buia per il fumo delle esplosioni provocate dalle bombe rovesciate a grappoli sulla città: fu il buio assoluto della guerra, della catastrofe a cui i fascismi costrinsero l’Europa e il mondo.
I comandi delle forze alleate considerarono la nostra città un obbiettivo altamente strategico per la presenza di un importante nodo ferroviario e d’importanti fabbriche o infrastrutture. Al tempo stesso, come si sa, piegando le città vollero pesantemente incidere sulle trattative per l’armistizio che si sarebbe concluso di lì a poco e sul seguito del conflitto, che seminò ancora un’immane tragedia per tutta l’Italia. Altre città storiche della Toscana, Siena e la vicina Lucca – che fu colpita dalle bombe una sola volta –, per esempio, per fortuna non subirono le immani distruzioni che toccarono a Pisa.
Pisa è assai conosciuta nel mondo e il mondo che passa e che passerà sempre più per Pisa deve poter riconoscere, anche nel patrimonio civico completamente recuperato, i segni della guerra, i segni di questa storia terribile.
Quel giorno oltre 150 velivoli, partiti da Tunisi, scaricano così sulla nostra città circa mille ordigni, oltre quattrocento tonnellate di esplosivo. Migliaia tra morti e feriti, tanti dispersi, migliaia di abitazioni distrutte o danneggiate, infrastrutture e fabbriche polverizzate.
La tragica contabilità di quel giorno forse non è sufficiente a dire lo strazio che il popolo di Pisa dovette subire. Non furono spezzate solo vite innocenti, furono sconvolte famiglie, cancellate d’un colpo le vicende e le delicate, quotidiane, costruzioni di vissuti privati e pubblici, che fanno una comunità, la sua storia, i suoi affetti. Un vero patrimonio, il più importante, proprio quello che distingue l’essere specie umana, spazzato via in pochi minuti. Questa è l’assurdità della guerra e anche per questo la guerra va ripudiata, com’è scritto nella Costituzione della Repubblica. Per questo la celebrazione del 31 agosto è, insieme, ricordo e monito.
Nel giro di un anno Pisa sarebbe stata liberata dalla tirannide fascista e dall’oppressione dell’invasore nazista, ma molte sofferenze dovevano ancora patire i Pisani.
Ad una città già pesantemente segnata dalla repressione del regime e dai patimenti della guerra, toccheranno altri bombardamenti e rappresaglie, stragi, eccidi e fucilazioni nazifasciste.
Quello che ha portato alla liberazione è stato un percorso doloroso, segnato da sofferenze, tragedie ma anche da eroismi, dalla lotta partigiana, che fu determinante per la vittoria alleata, e da un senso di altruismo mai sopito, neppure fra le macerie dei bombardamenti. Questo è stato ricordato proprio in questi giorni in una rievocazione viva e commovente del 31 agosto, scritta da Giuseppe Prosperi, già Sindaco della nostra città.
Oggi dunque ricordiamo con animo commosso gli uomini, le donne, i bambini, i militari e i civili periti nel bombardamento di Pisa. Rinnoviamo nella memoria un dolore grande. Ma se vogliamo che il ricordo non diventi sconforto e rassegnazione dobbiamo impegnarci a costruirvi intorno una parola di pace, di solidarietà, di fratellanza. Pace: come primo obiettivo di una comunità internazionale che non ha più frontiere, per la pervasività delle comunicazioni, e dove le ingiustizie diventano allora più eclatanti e le possibilità di riscatto umano e sociale, però, sono più raggiungibili.
Alle immagini di distruzione che così facilmente salgono agli occhi ripensando al 31 agosto 1943 – che non ci stancheremo di riproporre nella loro crudezza anche con iniziative nuove del nostro Comune –, dobbiamo accostare il nostro impegno a costruire un’Europa di pace, una pace duratura, e un futuro sereno per i nostri figli.
Nel ricordo di ciò che è stato si rinnova il senso di appartenenza a una comunità, ai suoi valori e ai suoi sentimenti migliori, che vuol essere protagonista del proprio futuro anche perché consapevole e partecipe della propria storia.
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