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Carta d’intenti programmatica di Marco Filippeschi PDF Stampa E-mail
Sabato 02 Febbraio 2008 09:46

Accetto la proposta di pre-candidatura a Sindaco di Pisa, che mi viene rivolta dal Partito democratico, il partito a cui appartengo, secondo il percorso di scelta e di confronto politico che è stato adottato. In questo percorso e verso la scelta definitiva della coalizione che si costituirà, con lo strumento partecipativo delle primarie aperte a coloro che si dichiareranno elettori della stessa coalizione, sarà decisiva, in primo luogo, la discussione più approfondita e partecipata sui contenuti da dare al nuovo mandato per il governo della città. La nota che segue, dunque, è una prima traccia sintetica che motiva la mia disponibilità, utile, insieme ad altri contributi che verranno, ad avviare il confronto su alcuni temi politici e programmatici essenziali.

Pisa ha conosciuto per tre mandati amministrativi una fase di operosa stabilità del governo comunale. Questo ha consentito tante realizzazioni e ha dato prospettiva di crescita alla città, ponendo premesse essenziali per ridefinirne l’identità in una fase di profondissimi cambiamenti. Il mandato che si conclude, per il lavoro positivo e concreto fatto dal sindaco Paolo Fontanelli, dalla sua giunta e dalla maggioranza che l’ha sostenuto, consente di programmare sviluppi in tutte le dimensioni e di produrre le accelerazioni e i cambiamenti necessari. Il Comune deve mantenere la centralità conquistata nel sistema di relazioni tra le responsabilità istituzionali di diverso livello e le autonomie funzionali che concorrono a costruire il futuro di una città che ha straordinarie potenzialità da realizzare per essere protagonista in un contesto assai più vasto di quello del suo territorio.

Pisa ha goduto dell’innovazione del sistema di governo locale: dell’elezione diretta e delle nuove responsabilità del sindaco, di un sistema elettorale adatto a garantire chiarezza del mandato, stabilità politica e contenimento della frammentazione dei partiti. Questa conquista è un valore assoluto per i cittadini e anche su questa realtà nuova, di cui la nostra città è un esempio evidentissimo, si fonda il differenziale positivo di consenso che avvantaggia di molto i sindaci e la politica locale nel giudizio degli italiani, rispetto all’inconcludenza, all’instabilità e alla frammentazione patologica della politica nella dimensione nazionale.

Pisa si è abituata ad una politica che decide, coerente, concreta e poco litigiosa, e non vuole tornare indietro: questo dev’essere un punto di partenza irrinunciabile. Le alleanze si faranno a partire da questo presupposto. Dovremo costruire una coalizione che dimostri la stessa chiarezza d’idee e di progetti che ereditiamo e che sia pronta a vincere nuove sfide. Il Programma di mandato sarà il punto reale di confronto e di possibile accordo, senza spazio per le ambiguità e i giochi di parole della vecchia politica. La chiarezza e la condivisione degli obiettivi è la condizione essenziale per dar vita ad un’alleanza coesa e per garantire la governabilità, per dare ancora alla città un’amministrazione dinamica, trasparente e imparziale.

Pisa oggi è una città più consapevole delle proprie possibilità, chiede che il «Progetto di città» elaborato e avviato in questi anni dalla giunta Fontanelli sia realizzato e chiede che tutte le istituzioni cittadine facciano dell’innovazione il motore della crescita. E’ un progetto che ha recuperato i ritardi di posizionamento della nostra città, che si fonda su un’idea di sviluppo sostenibile, affermata con il Piano Strutturale e il Regolamento Urbanistico e nella relazione positiva con le previsioni di gestione del Parco Naturale, basata sul basso consumo di territorio e su grandi operazioni di trasformazione urbana, in termini di recupero. L’obiettivo è quello di creare nuove e qualificate opportunità sul piano del turismo, sia in termini di offerta culturale che di servizi; di ampliare l’offerta residenziale, di contenere le speculazioni rese facili dalla forte domanda, senza attuare logiche espansive di vecchio stampo; di potenziare e qualificare i grandi servizi della città, dalle università ai servizi per il diritto alla salute, che costituiscono il punto di forza principale d’attrazione e d’occupazione; di sostenere le nuove occasioni di crescita delle attività produttive quali quelle connesse al settore della cantieristica e della nautica e quelle a forte incorporazione d’innovazione, di scienza e di cultura, già insediate e da attrarre di nuovo nel nostro territorio.

Pisa può e deve dimostrare una forte capacità di attrarre investimenti pubblici e privati e perciò deve garantire una capacità di governo che assicuri regole, trasparenza e certezze nel rapporto con gli operatori. La città deve vivere da protagonista le trasformazioni, quelle più grandi e quelle, pure decisive, che toccano la vita quotidiana. Può candidarsi ad essere una delle città europee ad impiego intensivo delle tecnologie digitali. In queste trasformazioni si deve riconoscere e rinnovare.

Dall’operazione di trasferimento e riuso delle caserme, alla realizzazione sistema museale, al recupero del comparto urbano dell’Ospedale S. Chiara, alle vaste operazioni di recupero in corso sul litorale pisano: tutto ciò su cui si giocano le opportunità per il futuro di Pisa, chiede chiarezza d’indirizzi nell’interesse generale e per la realizzabilità economica delle trasformazioni, capacità di concertazione, apertura alla disponibilità degli investitori, qualità progettuale e architettonica, visione dell’impatto futuro delle trasformazioni e grande respiro innovativo. Quello di una città europea che può valersi di un’attenzione mondiale e che può aspirare a diventare uno dei cantieri della contemporaneità e della riscoperta della dimensione urbana, coniugando storia e scenari futuri, di fronte a prove difficili e inedite, ma anche a possibilità creative e a nuove chanches, per una cittadinanza più ricca e per generare nuove forme di legami sociali.

Sono anche altre le dimensioni in cui si misurerà il salto di qualità di una città: il governo della mobilità urbana, la cura delle infrastrutture di base e dell’arredo urbano, il rispetto per i monumenti, la pulizia, la manutenzione del verde pubblico, il buon funzionamento dei servizi che invogli i cittadini ad essere i primi tutori della qualità del vivere in città. L’impegno dev’essere moltiplicato, per conquistare uno standard permanente di qualità migliore, quello che altre città storiche hanno visibilmente affermato, non avendo subito i contraccolpi degli sconvolgimenti bellici e di una crescita a volte disordinata, profittando nel tempo di maggiore stabilità politica di quella che Pisa ha conosciuto, attrezzando adeguatamente il loro apparato amministrativo, coltivando una sensibilità per la bellezza che è un valore importantissimo, da conquistare.

L’ingente mole d’investimenti pubblici realizzati e programmati – dal rifacimento delle piazze ai recuperi del patrimonio monumentale, dalle opere di salvaguardia idraulica e di risanamento ambientale a quelle per il recupero di aree fruibili di verde pubblico, dalla realizzazione i nuovi parcheggi e quella di nuove opere e snodi strategici per la mobilità – oggi consente di lavorare in modo credibile al perseguimento di una migliore qualità urbana. Ciò anche avvalendosi delle tecnologie più avanzate – dall’ingegneristica, alla telematica –, investendo sul trasporto collettivo, per una città sempre più accessibile e godibile – anche ai diversamente abili – e sempre meno attraversata e congestionata, dalla vita convulsa e frenetica. Naturalmente, per alzare lo standard di qualità serve un apparato comunale, inteso in senso allargato, più sensibile e pronto, ma soprattutto serve capacità d’investimento: anche questa esigenza sottolinea la necessità di apparati più leggeri, che non assorbano risorse in eccesso per essere mantenuti, che siano volti e plasmati alle realizzazioni e non all’automantenimento immobile e schematico.

Pisa ha nella sua straordinaria centralità logistica e nelle relazioni con l’Area vasta costiera e con Firenze un valore competitivo fondamentale. Ogni progettualità per il miglioramento della mobilità urbana e della vivibilità del centro storico e dei quartieri non deve prescindere dall’ammodernamento di una offerta di servizi che allevi le pressioni e che sia d’interfaccia tra i terminali fondamentali d’accesso alla città – aeroporto, stazione ferroviaria centrale-terminal bus, nuovo terminal turistico, grande viabilità – e l’accesso ai servizi e ai centri commerciali naturali dove si concentra la maggiore domanda. Questa esigenza deve valere già per la parte nuova della città, dove l’ampliamento o il trasferimento di grandi servizi deve già imporre una visione d’insieme per anticipare e risolvere i problemi di mobilità, usando gli spazi di manovra ancora importanti di cui si dispone.

Pisa deve saper meglio riconoscersi e una dimensione essenziale è quella dell’apertura e della vivacità culturale. Città storica, città della formazione d’eccellenza e della scienza, città di Internet, città della «classe creativa», città dove studiano e vivono tantissimi giovani. Sono state poste premesse essenziali per un’iniziativa culturale permanente, di grande livello. Saranno necessari, come nel caso del recupero degli Arsenali Medicei, ingenti investimenti e cooperazione tra istituzioni. Ma oltre alle istituzioni culturali e a grandi eventi che diano la cifra, all’altezza della vocazione pisana, la città può esprimere la ricchezza di un’iniziativa di produzione e fruizione culturale dal basso, soprattutto giovanile. Portatrice di tendenze e strumenti espressivi e comunicativi della contemporaneità, che valorizzi la dotazione nuova di spazi che si è realizzata, che rivitalizzi spazi culturali e dell’associazionismo che hanno un potenziale inespresso, che possa coinvolgere maggiormente anche le istituzioni della formazione, in un impegno più largo, per moltiplicare sedi ed occasioni di confronto culturale e di partecipazione. Per coltivare la vocazione di città della pace, che si batte per il disarmo, per il progetto dell’Unione Europea come pilastro della sicurezza in un mondo multipolare. Il rilancio della dimensione culturale della città è anche una grande occasione di sviluppo e di lavoro qualificato, di rilancio al futuro, ancora una volta, di una matrice storica della città, di possibilità di chiamare nella nostra realtà operatori di dimensione nazionale ed internazionale.

Pisa è anche una città dello sport: con una concentrazione di associazioni sportive straordinaria e con grandissime tradizioni, ancora assai vitali. Tutto questo è un valore: la rete della pratica sportiva è una fitta rete di relazioni, che fa comunità, che deve avere una funzione educativa, all’opposto delle degenerazioni che si sono viste, che hanno creato disillusione e il rischio di una resa alla mercificazione deteriore dello sport. Naturalmente, dovrà essere mantenuta anche l’attenzione dovuta allo sport professionistico, affrontando i problemi strutturali, con le soluzioni già programmate, a partire dall’esigenza di costruire un nuovo stadio, connesso con un’adeguata offerta di servizi.

Le città oggi sono il punto più intenso delle contraddizioni della nostra organizzazione sociale. Sono l’attrattore e il concentrato delle differenze sociali che lo sviluppo ineguale produce: di reddito, di cultura, di consumo, di opportunità. Le città del mondo più ricco sono viste come il luogo del riscatto umano e civile per gli esclusi. Possono essere il luogo di contrasti e conflitti, di solitudini e di emarginazioni, ma possono e devono diventare i luoghi di convivenza delle differenze, di forme inclusive dell’esercizio dei diritti di cittadinanza, di affermazione di doveri condivisi, d’istituzionalizzazione dei bisogni guidata dai cittadini, passo per passo, con volontà d’adattamento a mutamenti che nascono da dinamiche che prescindono di molto dalla dimensione localistica. Pisa può essere sempre più una città cooperativa, solidale, che punta ad un benessere comunitario, ad essere un luogo relazionale ed ambientale, oltre che economico.

C’è da rispondere al grande tema dell’immigrazione, che vede anche nella nostra città crescere presenze nuove, che ne cambiano gradualmente il volto, e nuove offerte e richieste di lavoro e di servizi. Dunque si deve operare per politiche di accoglienza che siano commisurate alle possibilità e ancorate ad iniziative che favoriscano un’accoglienza regolata ed organizzata e l’integrazione: per la formazione, per l’apprendimento delle regole e dei valori civici, per la garanzia dei diritti di cittadinanza essenziali, sperimentano buone pratiche etiche e solidali. Dare risposte ai problemi di convivenza è anche una delle condizioni primarie per combattere la forte percezione di insicurezza, diffusa anche nella nostra città: perché si possano distinguere i problemi e si possano articolare risposte legittimate da un consenso largamente maggioritario e perché così cresca il senso d’essere una comunità che può guardare con serenità al suo futuro.

Garantire sicurezza è un dovere che chiede il massimo impegno, su versanti diversi, tutti essenziali. Prevenire, con politiche d’integrazione e contrastando il degrado urbano. Colpire con decisione la microcriminalità, il vandalismo, con una pianificazione e un’azione coordinata tra le forze dell’ordine, per la quale il sindaco, nel rispetto delle diverse competenze, deve continuare a svolgere un ruolo attivo. Ciò a partire dal contenimento dei fenomeni di disordine nelle aree che già si segnalano come critiche, incidendo, per parte del comune, sulla qualità dei luoghi, sull’illuminazione, sulla sorveglianza con nuovi supporti tecnologici, sviluppando accorgimenti ed investimenti già programmati ed ampliandone il raggio operativo.

Va agevolato in ogni modo il formarsi di reti che connettono i soggetti e gli attori della vita urbana. Anche le reti di fiducia interpersonale, di conoscenza e di scambio: questo dev’essere lo spirito di chi amministra e degli operatori pubblici. La costruzione, in ogni dimensione, del capitale sociale locale è il collante dell’azione di governo della città. Per le politiche sociali è necessario proseguire l’impegno di questi anni con la positiva sperimentazione della «Società della salute» e con una cooperazione tra le istituzioni che garantisca la crescita dell’offerta di servizi. E’ necessario mantenere un ampio e articolato tessuto di servizi per gli anziani, per chi non è autosufficiente e per gli svantaggiati. Servizi di cura sempre più personalizzati, sia verso i soggetti, sia per aree territoriali. Per l’infanzia, sarà fondamentale salvaguardare in termini di quantità e di qualità i grandi risultati realizzati con l’ampliamento dell’offerta degli asili nido, reso possibile anche grazie ad una concezione più aperta e flessibile delle forme di gestione del servizio, con un’esperienza che dovrà essere matrice per altri necessari ampliamenti dell’offerta di servizi, per una città che cresca anche a misura dei bambini.

I cittadini pisani devono poter godere di servizi pubblici a rete fondamentali efficienti, per acqua, energia e gestione dei rifiuti. Il comune, che partecipa al capitale delle aziende con un ruolo primario e che ha assunto l’indirizzo del mantenimento della prevalenza di capitale pubblico nelle grandi aziende partecipate, deve dotarsi di strumenti sempre più efficaci a garantirne la missione strategica e il controllo, nell’interesse degli utenti e delle finanze comunali. Ciò tanto più, quanto più procederanno i necessari processi d’accorpamento, nella dimensione regionale, per dare alla gestione la dimensione di scala per poter competere in un mercato dei servizi più aperto, secondo quanto la legislazione europea e quella nazionale affermano. E’ prioritario riorganizzare il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, favorendo la raccolta differenziata e il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla pianificazione regionale e realizzando un’impiantistica adeguata, nell’ambito territoriale che ricomprende la provincia di Pisa, con la realizzazione del termovalorizzatore, vale a dire la tecnologia che l’Unione europea indica oggi come più efficace, sicura e meno energivora, evitando per tempo ogni futura emergenza e limitando così il ricorso alle discariche.

Un aspetto centrale e discriminante per l’attuazione di ogni qualsivoglia programma è quello delle risorse. Pisa deve concorrere a conquistare una nuova legislazione, per una diversa e più mirata capacità impositiva dei comuni, che consenta a comuni erogatori di servizi per vastissime utenze extracomunali un bilanciamento oggi impossibile. Gli squilibri strutturali territoriali, affrontati anche con la costruzione del «Piano strategico» e le intese sottoscritte dai comuni, vanno gradualmente colmati. Si devono confermare con rigore gli indirizzi realizzati in questi anni, che si fondano sul contenimento della pressione fiscale locale con l’inserimento di criteri di maggiore equità, sul contenimento della spesa corrente, sulla riduzione dei costi strutturali di funzionamento e sulla riorganizzazione della struttura in direzione di una forte innovazione, con la sperimentazione delle soluzioni tecnologiche più innovative, che una città come Pisa deve prendere a simbolo della sua proiezione futura. Un comune che indirizzi e governi di più, anche rafforzando le sue funzioni di controllo, e gestisca di meno: questo è il processo necessario per garantire le risorse necessarie al mantenimento del livello dei servizi. Allo stesso tempo bisogna proseguire la politica di valorizzazione del patrimonio che ha permesso di ridurre l’indebitamento e ha aperto la strada a nuove iniziative. L’idea di dotare il Comune di uno strumento adeguato ed efficace per gestire attivamente i patrimonio e le partecipazioni nelle aziende dei servizi pubblici va nella giusta direzione.

Infine, una riflessione nuova è necessaria e matura sul tema della partecipazione. Molto di più si dovrà fare sperimentando nuovi strumenti partecipativi, di relazione tra il comune e i cittadini. Usando la rete, innanzi tutto, nella città italiana che ha il maggior numero di fruitori di Internet. E usando strumenti più tradizionali, per interloquire con tutte le fasce della popolazione. Mettendo alla prova la legislazione innovativa che si è prodotta e le esperienze di democrazia partecipativa. Oggi si deve rispondere ad un’esigenza nuova, poiché con la legge finanziaria sono state abolite le Circoscrizioni, anche per città con le dimensioni della nostra. Di certo, l’ambito territoriale delle circoscrizioni e i luoghi da esse gestiti devono rimanere un riferimento stabile per innovative forme di partecipazione. Un punto di partenza può essere l’esperienza del bilancio partecipato.

Tante altre cose si potrebbero scrivere e si scriveranno nel Programma di mandato, col contributo delle forze politiche, delle organizzazioni della società civile, di tante cittadine e di tanti cittadini. Metto a disposizione la mia esperienza per continuare il lavoro positivo di governo della città fatto da Paolo Fontanelli e dalla sua amministrazione e per rispondere in modo concreto a tante domande che i cittadini rivolgono al loro comune. Consapevole che la città non si governa solo da Palazzo Gambacorti, ma che il sindaco può essere il riferimento di una squadra assai più grande, di tanti che hanno responsabilità diverse da quelle politiche, tutte decisive per lo sviluppo e la coesione di una comunità dinamica e solidale. Avverto la proposta che mi viene fatta e gli appelli che mi sono stati rivolti come forti, autorevoli, soprattutto rappresentativi di una parte importante della mia città, di tante forze impegnate, non solo in politica. Dunque sono disponibile ad un impegno nuovo, con tutto l’entusiasmo che ci vuole e con l’umiltà necessaria per ascoltare tutti. Sono cittadino di Pisa e per chi è parte di una comunità è un grande onore essere oggetto del confronto più largo, per una scelta così importante.

Pisa, 21 gennaio 2008