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Rete di percorsi accessibili alle persone disabili
“Noi crediamo che un fronte primario di difesa dei diritti umani e civili sia costituito dalla lotta contro ogni forma di discriminazione a carico delle persone con disabilità”. Questo si leggeva nel programma elettorale dell’Unione e questa convinzione ha caratterizzato negli ultimi decenni l’approccio della sinistra riformista rispetto al conferimento dei diritti sociali ai disabili. Uno dei più importanti e il più negato dei diritti, su cui esiste una legge emanata nel 1989 ma attualmente non finanziata, è sicuramente il diritto alla mobilità, reso impossibile dall’esistenza nelle nostre città di numerose barriere architettoniche. Le difficoltà quotidiane che i disabili sensoriali e motori incontrano nel muoversi non sono per loro solo un problema pratico, ma costituiscono un’umiliazione personale, la conferma dell’indifferenza delle altre persone nei confronti della loro difficile condizione. Non riuscire ad accedere ad un marciapiede a causa di una macchina, un motorino o anche solo di una bicicletta parcheggiata male, dover compiere percorsi ad ostacoli per raggiungere mete di uso comune, sia il posto di lavoro o il ristorante preferito, spesso tra l’altro non attrezzati per accoglierli, inciampare in escrementi canini incivilmente lasciati per strada, rappresenta più di un problema di mobilità. Esistono delle barriere culturali oltre che architettoniche, dei muri che purtroppo rendono queste persone e i loro problemi invisibili alla maggioranza dei cittadini. Amministrativamente ci sono possibilità e necessità di intervento a livello locale: creare une rete di percorsi cittadini non implica costi esorbitanti, come è economicamente sostenibile una parallela campagna di sensibilizzazione e di coinvolgimento dei cittadini, nella logica di abbattere quelle barriere culturali spesso dimenticate anche dalla politica. Creare un ambiente meno discriminante inoltre migliora la vita di tutti, perché rende il territorio meno ostile e più a misura d’uomo, soprattutto aiuta le fasce sociali più deboli.
Venendo all’analisi specifica di Pisa (dentro le mura, dove sono localizzati il maggior numero di edifici di interesse pubblico), è banalmente vero che la sua struttura medievale, che ne costituisce il fascino ma anche la causa di molti problemi di viabilità, non la rende certo passibile di interventi estesi su tutto il territorio. Le strette vie, la cui pavimentazione è inoltre difficile da assestare, insieme al traffico veicolare e alle autovetture parcheggiate, non agevolano certo la mobilità dei disabili. L’istituzione della ZTL e dei varchi elettronici ha migliorato la situazione, ma rimangono possibilità da sfruttare: insieme alle strette vie la città dispone anche di strade più grandi, assi principali di movimento su cui è possibile intervenire. Mentre intervenire su tutto il centro storico è impresa titanica, creare una rete di vie, tale da permettere comunque un’agevole percorribilità, è operazione possibile e necessaria. Si aggiunga ad ulteriore argomentazione che una rete di percorsi accessibili renderebbe la città ancora più attraente dal punto di vista turistico, concorrendo ad incentivare i visitatori di Piazza dei Miracoli ad addentrarsi nel centro. Si vuole qui affermare un diverso concetto di brevità: per una persona con disabilità il tragitto più veloce non sarebbe quello più corto, ma quello più percorribile. I costi non sono esorbitanti: ai disabili motori servono rampe per marciapiedi e l’allargamento degli stessi (in alcuni punti di alcune vie questi si restringono oppure sono le scale di qualche palazzo a diminuirne la larghezza); è importante inoltre cercare di rendere accessibili anche i principali esercizi commerciali e pubblici. Ai non vedenti servono percorsi tattili a terra, soprattutto nelle grandi piazze (per mancanza di riferimenti) e agli incroci (per individuare la via in cui svoltare); inoltre è necessario spostare quei pali che talvolta si trovano in mezzo al marciapiede. I costi a volte sono nulli: basterebbe convincere i vigili a fare il loro lavoro, ossia ad evitare che motorini e macchine vengano parcheggiati nei posti riservati o in prossimità delle rampe di accesso ai marciapiedi. Questi interventi, utili ma insufficienti, devono accompagnarsi ad altri interventi mirati alla crescita di sensibilità dei cittadini nei confronti delle persone con diversabilità. La sensibilizzazione e l’educazione non possono però avvenire solo grazie a giri di vite sulle multe, ma serve un metodo di segnalazione di questa rete, con strisce e mappe informative dislocate strategicamente, con la finalità di aumentare la consapevolezza civile di tutti, perché messi di fronte a un problema che spesso invece dimenticano. La rete dovrebbe quindi avere una segnaletica orizzontale e delle piccole mappe in alcuni punti in cui siano 1)segnalate le vie della rete 2)indicati esercizi pubblici e commerciali (bar prima di tutti)i cui servizi igienici siano accessibili 3)spiegati motivi e utilità della rete.
Per rendere più concreta la proposta ne propongo una possibile attuazione: vengono indicati i luoghi di maggior attrattiva, quelli che prima degli altri dovrebbero poter essere raggiunti con facilità, e le vie su cui si può intervenire. Luoghi di maggior interesse rilevati: • Ospedale e Piazza dei Miracoli • Polo Marzotto • Tribunale • Teatro • Scuole e chiesa di via San Francesco • Poste e Piazza Santa Caterina • Piazza dei Cavalieri • Piazza Dante • Piazza della stazione • Poste di Piazza Vittorio Emanuele • Stazione Leopolda • Comune di Pisa • Biblioteca Comunale • Provincia di Pisa • Giardino Scotto • Cittadella Le vie su cui intervenire sono elencate qui di seguito. Da ricordare che per le vie dove non esiste marciapiede non c’è bisogno di crearne uno e di mettere rampe, ma è sufficiente garantire la percorribilità di un lato adiacente gli edifici(già accade per via dei Mille). Come assi verticali Nord-Sud • borgo Stretto(già relativamente a norma), borgo Largo e via Carducci ed eventualmente via Maffi fino alla Torre • via Santa Maria • via Curtatone e Montanara e via san Frediano • un percorso da piazza santa Caterina al teatro Verdi che comprenda via santa Cecilia, un pezzo di via san Francesco e soprattutto piazza san Paolo all’Orto • Viale Gramsci, Piazza Vittorio Emanuele, Corso Italia • Via Crispi Per le vie orizzontali Est-Ovest • via Dini, piazza dei Cavalieri e via dei Mille (sostanzialmente interventi per ipovedenti) • via san Lorenzo, grande problema degli studenti diversabili • via Palestro fino al tribunale, con un collegamento però a piazza della Berlina • via san Francesco fino alle scuole • Lungarno da via santa Maria a piazza della Berlina.Qui c’è una duplice possibilità: allargare il marciapiede dalla parte dei negozi, per ora inaccessibili ai disabili a causa di sporadici restringimenti, oppure tenere come percorribili i lungarni dalla parte del parapetto, già a posto, e mettere in alcuni punti delle strisce rialzate per diminuire il rischio che spesso corrono i disabili nell’attraversamento • Via San Martino • Via Toselli • Lungarno Gambacorti • Lungarno Galilei • Via Benedetto Croce
In conclusione, le politiche per i disabili, in maniera contingentemente particolare l’affermazione del diritto alla mobilità, dovrebbero essere un punto qualificante del nostro partito nel programma elettorale per le amministrative: affrontare e risolvere gli elementi di discriminazione sociale è uno dei principi cardine della nostra riflessione e azione politica.
Raffaele Zortea
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