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Tommaso Greco PDF Stampa E-mail
Mercoledì 19 Marzo 2008 16:13

QUALE SICUREZZA?
Una breve riflessione per il governo della città

Il tema della sicurezza, per molte ragioni, è ormai da tempo al centro del dibattito pubblico e della comunicazione politica. Quasi sicuramente sarà uno dei punti principali su cui si volgeranno le prossime competizioni elettorali, sia a livello nazionale che a livello locale. Non è difficile intuire che molte saranno (come già si è verificato in passato) le strumentalizzazioni, le distorsioni, le proposte sbagliate, sempre più o meno interessate, che non hanno altro scopo se non di riproporre continuamente il problema, in modo da poterlo sfruttare politicamente. La sicurezza tocca la vita di tutti noi ed è giusto che se ne parli; ma di quale sicurezza parliamo? Lasciando da parte la sicurezza che deriva dal lavoro, che pure è un tema assai rilevante, e affrontando quindi il tema della sicurezza personale, che invece sembra essere l’unico all’ordine del giorno, bisogna stare molto attenti ai diversi profili che essa può presentare perché diversi sono i rimedi che essa richiede. Ci sono profili che attengono alla politica internazionale e alle politiche di contrasto nei confronti della grande criminalità: si tratta di profili che richiedono interventi governativi e intergovernativi, che pure possono incidere sulla vita quotidiana di tutti i cittadini: si pensi agli strumenti di prevenzione e di indagine che possono invadere la privacy o possono violare diritti fondamentali. Ci sono però dimensioni della sicurezza che ci riguardano ancor più da vicino, perché incidono sulla nostra vita di persone che abitano in una città e vivono in un territorio: pensiamo soprattutto alle questioni che ruotano intorno all’ ‘emergenza microcriminalità’ o alla presenza di minoranze o gruppi considerati ‘pericolosi’. Certo, esiste un livello di illegalità e di violenza nel quale è necessario l’intervento delle forze del¬l’or¬dine, e quindi un controllo del territorio garantito attraverso il monopolio dell’uso della forza (proprio in garanzia dei più deboli), oltre che un impegno istituzionale che possa garantire la certezza della pena. Ma la paura diffusa non si combatte solo (e principalmente) con le politiche di ordine pubblico, perché si tratta di un sentimento che non si muove sull’asse legalità/illegalità ma è piuttosto qualcosa di indistinto che deriva dal sentirsi ‘in bilico’ e senza appigli nell’ambiente in cui si vive. Ecco perché la paura si combatte principalmente attraverso l’attivazione del principio ad essa contrario, che è la fiducia reciproca. E poiché la fiducia nasce soltanto nel contesto delle relazioni e dei legami, la sfida principale che un’amministrazione deve affrontare è quella di fare in modo che la città possa essere nuovamente un luogo nel quale è possibile e facile stabilire legami e relazioni, e non solo comprare e consumare beni materiali. Si tratta di una sfida che impone di re-immaginare e reinventare l’organizzazione e la funzione delle città, e che deve muovere dal modo in cui sono pensati e fruiti gli spazi pubblici. Una città sicura è innanzi tutto una città vissuta intensamente dai suoi abitanti, non attraverso il ‘mordi e fuggi’ della civiltà dei consumi, ma attraverso lo stare insieme e le pratiche comuni che fanno nascere e crescere la fiducia reciproca. Ma lo stare insieme e le pratiche comuni possono diffondersi soltanto se la città invita fisicamente all’incontro, se si fa accogliente, se è strutturata e organizzata in modo tale da far riscoprire relazioni umane nelle quali il vicino, il passante, colui che incrociamo possono tornare ad essere una risorsa che arricchisce il nostro cammino e non un ostacolo lungo la traiettoria della nostra corsa quotidiana.

Tommaso Greco
(7.2.2008)