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Maria Cristina Dastoli PDF Stampa E-mail
Mercoledì 19 Marzo 2008 11:51

Una risposta alla crescente richiesta di gestione del territorio con lo scopo di armonizzare la convivenza di cittadini residenti e le minoranze etniche presenti sempre più massicciamente nel nostro territorio, può realizzarsi con la presenza di figure nel quartiere cittadino in grado di prevenire e reprimere atti di microcriminalità, di favorire il dialogo tra residenti ed immigrati e di facilitare i rapporti quotidiani tra cittadini, comunità ed istituzioni.

Questa progetto che descriviamo a grandi linee per una riflessione ed per la discussione ha l’obiettivo di creare una task force per la sicurezza dei cittadini, per lo sviluppo di nuove relazioni tra loro, tramite lo strumento della figura di mediatori culturali, cioè di rappresentanti appartenenti a minoranze etniche presenti sul territorio pisano.
L'obbiettivo è l'identificazione di un elemento chiave in grado di migliorare i rapporti e ridurre i crimini all'interno delle nostre comunità. Alla luce di esperienze effettuate in altri paesi europei e in alcune città italiane, è stato osservato che l'aumento e la maggior specializzazione e professionalità di personale per la sicurezza, appartenente a minoranze etniche, abbia prodotto un duplice risultato:
• maggiore familiarità e fiducia da parte delle minoranze nei confronti delle istituzioni e delle forze dell'ordine
• migliore conoscenza della criminalità a livello locale e quindi, la possibilità di introdurre politiche di prevenzione in linea con i bisogni.

E’ stato, inoltre, riscontrato come il personale delle forze dell'ordine appartenente a comunità etniche si adoperi in maniera più istintiva e rispettosa nei confronti dei cittadini. Specifiche abilità, quali il bilinguismo (o il multilinguismo) e le reciproche radici culturali, offrono quegli strumenti necessari per la gestione dell'ordine pubblico all'interno di comunità multi-razziali.

L'introduzione della figura del mediatore di quartiere si pone in un'ottica di allargamento e coinvolgimento delle comunità per la co-gestione dell'ordine pubblico; non si tratta quindi, di un’ inclusione dell'approccio deterrente nella cultura delle minoranze e, non può essere interpretato come un tentativo di manipolazione delle diverse comunità.

Il progetto dovrebbe coinvolgere differenti soggetti istituzionali, ad esempio: Provincia, Questura, Unicri, Prefettura, Ministero delle Pari Opportunità, e trasformarsi in una modello di sistema sinergico.
La individuazione di persone tra le comunità più numerose presenti sul territorio da selezionare per una formazione specifica, dovrebbe precedere un periodo di training presso gli enti che aderiscono alla proposta.

I mediatori, formati per almeno sei mesi con formazione giornaliera, dovrebbero essere coadiuvati dal personale del Comune di Pisa. In particolare non devono fare uso di armi da fuoco,ma devono essere ben riconoscibili e rispondere, quali referenti, al comandante dei vigili urbani.

Noi crediamo che il reclutamento di membri appartenenti a minoranze etniche, per combattere la criminalità e stabilizzare le relazioni inter-etniche, sia una strategia vincente e lo affermiamo alla luce di esperienze già realizzate positivamente in Italia ed in altri paesi europei. Un progetto di questo tipo, oltre a raggiungere l’obiettivo di reprimere forme i microcriminalità, ha la particolarità di implicare una serie di influenze positive indirette quali:la lotta a comportamenti razzisti, la diminuzione del livello di marginalizzazione delle minoranze ed un minore senso di alienazione verso la giustizia e le istituzioni.

Cosa ne pensate? Vorremmo stimolare una discussione con contributi critici in proposito.

Enrico Catassi
Maria Cristina Dastoli