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Sandra Capuzzi PDF Stampa E-mail
Mercoledì 19 Marzo 2008 11:35

Ho letto i numerosi contributi arrivati ed anch’io vorrei, per quello che posso e per quello che so, partecipare alla discussione.

La cultura
Pisa è una città di grandi tradizioni, lo dice la storia, lo dicono le realtà oggi presenti sul territorio. La cultura è un termine troppo generico all’interno del quale troppo spesso si mette tutto e il contrario di tutto. A Pisa,che con la presenza universitaria è comunque eccellenza nella diffusione della cultura scientifica o umanistica che sia, serve una maggiore visibilità culturale. I responsabili del marketing direbbero che Pisa è una città che si vende da sé ma questo non basta. E’mancata in questi anni la capacità di dare visibilità alle attività culturali che già in città ci sono, non c’è stata una loro ragionata programmazione per evitare sovrapposizione e sovraffollamenti in determinati periodi e latitanze in altri. A Pisa la realtà culturale è viva e attiva. E’ l’impossibilità e l’incapacità di fare sistema che ha provocato l’impoverimento. Ognuno lavora per sé e non per un sistema culturale della città.
Le risorse per la cultura sono importanti ma ancora di più lo è la loro razionalizzazione e finalizzazione. Bisogna saper individuare delle priorità e non confondere tra gli eventi culturali e l’attività culturale. Spesso piccole iniziative hanno contenuti importanti mentre il grande evento non sempre produce cultura ma si limita a creare immagine, ma l’immagine senza la sostanza alla lunga non regge. Lo sviluppo del polo museale è un’altra occasione perduta. Ci sono situazioni, Piazza dei Miracoli docet, che sono sature e altre che pur avendo molto da dire languono, come il Museo nazionale di San Matteo, la Domus Galileiana, il Museo del calcolo. Lavoriamo per promuovere un sistema museale più articolato cominciando nel metterlo a maggior disposizione inanzitutto dei cittadini pisani anche con iniziative promozionali, poi allarghiamolo alla regione e via via sempre di più. Facciamo più sinergie e più pacchetti. Facciamo conoscere ciò che c’è prima di inventare cose nuove. Le molte associazioni che in questo settore operano potrebbero essere l’inizio di un percorso di ascolto che può produrre ottimi risultati.

La Sicurezza
La percezione conta molto più della realtà. Non c’è statistica che possa convincere chi ha paura che non bisogna averne. E’che in questi ultimi dieci anni la realtà etnica di Pisa si è modificata, mentre i pisani si decentravano sempre più, gli stranieri entravano in Pisa. Una città come la nostra avrebbe dovuto saper favorire questa integrazione e questo scambio anche in modo più valoriale ma soprattutto graduale. Così non è stato. L’emergenza continua, ha spinto i politici a tamponare e a non programmare politiche di integrazione vere, favorendo l’integrazione di quei cittadini stranieri, la maggior parte, che hanno comportamenti corretti, questi sono il nostro punto di riferimento e il nostro patrimonio, da loro dobbiamo cominciare e loro devono diventare il nostro volano. Gli altri, gli stranieri, che delinquono e vivono alla giornata sono solo i responsabili di reati da perseguire. Nell’opera di controllo dei territori forse varrebbe la pena rivalutare la presenza e il ruolo della Polizia Municipale, che non sia solo preposta ad una sorta di ruolo esattoriale, attraverso la notificazione delle violazioni al codice stradale ma un ruolo di controllo e di rispetto delle regole a partire dai regolamenti comunali che pochi rispettano, i più ignorano. L’integrazione passa anche attraverso il giusto equilibrio tra diritti e doveri di ciascuno, autoctoni o stranieri che siano. Controlli maggiori ma non una città fortezza, la sicurezza si ristabilisce anche attraverso il recupero di rapporti sociali che sfocino anche nell’autocontrollo e nella maggiore denuncia di atti incivili e dannosi. I primi responsabili della comunità sono coloro che nella comunità ci vivono: ovvero i cittadini.

I bambini e la città
Vorrei non doverlo dire ma qualunque sia stato l’impegno il risultato non è stato ottenuto: Pisa non è una città a misura di bambino. Non lo è per la carenza di strutture ad essi dedicati. Molti giardini ma nessun parco veramente attrezzato per loro. I giochi sono pochi e in balia della maleducazione dei molti. Nei giardini convivono, sporcizia, siringhe, cacche di cani e i bambini. In realtà questi potrebbero essere luoghi che permettano di recuperare una socializzazione di cui oggi si sente il bisogno. Abbiamo bisogno di spazi dove i bambini e i genitori possano essere sereni e magari protagonisti anche di un percorso educativo strutturato. Ludoteche, centri di attività, anche scientifica( il museo del calcolo potrebbe diventare una sorta di città dei ragazzi come ci sono a Parigi, Genova,..) semplici parchi giochi possono aiutare a ripristinare quel sistema solidale di rapporti che caratterizzavano in fondo la vecchia civiltà contadina. Pisa è una città che fa molto, facciamo di questo patrimonio un progetto per una città che sia finalmente a misura di bambino.
Si migliora partendo però dalle cose semplici, i marciapiedi sono spesso impraticabili per chi spinge un passeggino e questo significa che lo sono, purtroppo, anche per chi con le ruote ci convive per tutta la vita. Biciclette, motorini, sconessioni, dimensioni sono gli ostacoli più evidenti.
Il risultato ottenuto attraverso l’azzeramento delle liste è stato una buona partenza, adesso bisogna individuare un percorso, che comprenda i bambini, i ragazzi e arrivi fino agli adulti. Non è necessario cambiare la città ma solo valorizzare e comunicare ciò che esiste. Prendiamo le eccellenze e valorizziamole, ampliamole. Viviamo nell’era della comunicazione ma alla fine sappiamo tutto senza conoscere mai nulla veramente.
Servono però comportamenti più civili da parte di tutti ma quando questi non ci sono allora vanno indotti attraverso la presenza di un ‘autorità, sia locale o nazionale, che aiuti, suggerisca, riprenda e in fondo educhi anche ai buoni comportamenti, a volte non serve imporre una autorità ma il solo sapere che c’è aiuta a ricordarsi come ci si comporta.
Abbiamo dei valori da riproporre, primo fra tutti il rispetto della cosa comune e degli altri, il senso civico di una persona, prima, e dell’intera città poi, parte proprio da qui.

Capuzzi Sandra