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Alcune sintetiche riflessioni/proposte circa le cose da fare per governare Pisa.
1. Innanzitutto avverto la necessità che Pisa definisca una (nel senso di unitaria) propria identità precisa, riconoscibile, condivisa: Pisa come città universitaria e della ricerca? Oppure come tipica città toscana d’arte, ricca di storia, cultura, pensiero? Oppure come città giovane, del ben o buon vivere, dove è possibile attrarre giovani per lo studio e la ricerca, da trattenere offrendo reddito e servizi adeguati? Come città di servizi e di poca produzione? Pisa ha buone carte da giocare, ma deve decidere il gioco e la posta. Esempio: tre atenei e scuole e centri di ricerca di altissimo livello (almeno a livello nazionale) costituiscono una risorsa o un fatto accidentale o addirittura un peso nell’economia e nella vita di una collettività? Se sono una risorsa per la collettività, occorre che il governo comunale se ne faccia carico, assumendosi l’onere di “incidere” sulle scelte strategiche ed operative degli altri principali soggetti. Anche aprendo e gestendo effettivamente un tavolo permanente di consultazione, quanto meno per assicurare la reciproca informazione circa le principali scelte operative che hanno ricadute sulla città. Se invece sono soltanto un fatto accidentale (come peraltro molti, dentro e fuori gli atenei, affermano convinti), il Comune dovrà semplicemente limitarsi a gestire i servizi comuni, eventualmente imponendo a tali, ingombranti soggetti, i prezzi da pagare a fronte dell’uso delle risorse del territorio.
2. In questo senso condivido molte delle cose scritte da Massimo Abbagnale su Pisa come città dell’innovazione e dell’impresa innovativa di qualità e sulla necessità di saper “attrarre imprese al tempo stesso in cui attraggono turisti, intellettuali, ricercatori, dirigenti, tecnici, in modo da formare una comunità articolata capace di costruire in sé un circuito virtuoso di auto sviluppo”. Non è cosa semplice; ma diventa impossibile – a mio avviso – se il governo locale non realizza le condizioni perché ciò possa avvenire. Condizioni materiali (idonee strutture urbane, ambiente civile e sereno, ecc., che pure esistono), ma soprattutto politiche, di intelligenza, di direzione. Di unitarietà. Pensiamo a Torino (come raccontatoci recentemente dal Sindaco Chiamparino), ma anche a tante città che hanno saputo cogliere delle opportunità di sviluppo mettendo insieme le principali risorse locali per la realizzazione di un progetto condiviso.
3. Ma chi gestisce oggi Pisa e ne decide le sorti? Il Sindaco e la sua Giunta? Oppure l’università? O la Regione? E chi si fa carico del compito di coordinare le azioni di tutti? Pensiamo – ad esempio – alla promozione di impresa ed agli innumerevoli soggetti locali (quasi tutti pubblici) che operano istituzionalmente per la creazione di nuove imprese (se non sbaglio, Andrea Bonaccorsi aveva scritto qualcosa al riguardo non molto tempo fa). Pensiamo alla possibilità di poter sviluppare a Pisa un turismo congressuale (e non fieristico) di alto livello, potenzialmente capace di competere con i principali poli italiani di Rimini, Milano e Roma ed alla corrispondente mancanza di una chiara volontà politica al riguardo che sappia essere veramente autorevole e di riferimento. Insomma: a Pisa c’è molto. Ma non mi pare (mi sbaglierò) che esista un luogo che possa contribuire a creare le condizioni per sviluppare l’innovazione. Un luogo per l’innovazione; che sappia concentrare le risorse ed evitare le dispersioni.
4. Un luogo formale e reale – una fondazione? una associazione? –. Che abbia un potere elevato, anche a livello regionale e nazionale, nella contrattazione degli impegni pubblici per il necessario sostegno di quelle iniziative che non possono essere finanziate solo o principalmente con gli investimenti privati (le infrastrutture, la tutela architettonica, l’arredo urbano, gli eventi culturali …).
5. E quindi: visione ampia e strumenti adeguati. In questo senso, occorre una maggiore attenzione alla strumentazione gestionale adeguata per governare il territorio e costruire il futuro. Siamo sicuri che il consiglio e la giunta comunale siano gli unici luoghi deputati a governare la città? Non sarà invece opportuno – in linea con le migliori prassi europee (Bilbao, Londra, Lille, Torino) – definire strumenti insieme politicamente democratici e partecipativi da una parte e, dall’altra, capaci di raccogliere, utilizzare e valorizzare i contributi delle migliori intelligenze di Pisa e di chi vi lavora e per provare a realizzare gli obiettivi del Piano strategico recentemente approvato con Fontanelli? È troppo ambizioso pensare a costituire una formale associazione (o una fondazione) che raccolga i principali soggetti che operano sul territorio e li “costringa” alla coerenza (e, se necessario, a rinunciare a quote di apparente sovranità) in cambio di future e concrete convenienze; incaricata di coordinare e monitorare le iniziative avviate nell’ambito del Piano strategico e delle future politiche comunali, di verificare lo stato di attuazione dei progetti, di sviluppare nuove proposte, di diffondere informazioni su contenuti, tempi e modalità di realizzazione del Piano Strategico? Uno strumento che possa raccogliere rappresentanti politici, tecnici ed esperti?
Pisa, 10 marzo 2008 Daniele Altamore
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