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Massimo Abbagnale PDF Stampa E-mail
Lunedì 17 Marzo 2008 18:11

Pensiamo sia opportuno un approccio interattivo e aperto ai contributi e ai suggerimenti che possono venire da tutti coloro a cui sta a cuore il futuro di Pisa. Pensiamo che parole d’ordine per iniziare bene un rapporto con la Città siano: ascolto, dialogo, condivisione.
Mi limito pertanto solo a tematizzare alcune delle questioni che ritengo più interessanti e su cui stimolare il dibattito e l’intervento degli interessati oltre che, ovviamente, da sottoporre a Marco Filippeschi affinché vengano da lui esaminate e, possibilmente, poste in evidenza nella sua agenda politica e nella scaletta del suo programma di governo.
Non intendo pertanto arrivare a chiudere le questioni, preferendo piuttosto problematizzarle. Non voglio in alcun modo definire sin da ora sbocchi e soluzioni che invece ritengo debbano essere frutto di una elaborazione comune. Mi aspetto che in questa sede e dopo, anche con interventi sul sito o con appositi momenti di approfondimento, si possa costruire un impianto corale, un progetto concertato e arricchito da interventi, suggerimenti, chiavi di lettura originali e innovative.
Penso si debba recuperare il coraggio delle idee e premiare lo sforzo della visione lunga. Cercare sempre l’orizzonte serve. Per non smarrire il percorso; per non trovarsi nelle zone accidentate, per non restare nelle terre di mezzo dei lunghi e incomprensibili discorsi della politica politicante o delle questioni autoreferenziali tutte interne alla vita dei partiti.
Penso costituisca una ricchezza da preservare questa spinta dal basso e questo luogo altro che stiamo cercando di creare. Un luogo del confronto, della discussione, del pluralismo, dove più voci possano intervenire e più contributi possano essere dati al di là dei propri percorsi e delle proprie appartenenze.
L’occasione delle amministrative è importante perché la diversa legge elettorale consente anche di ricercare, accanto alla figura del Sindaco, un consenso che può andare oltre alla affermazione e alla testimonianza della propria identità politica. Questo gruppo, che potrebbe anche evolvere in un modello organizzativo più strutturato, dovrebbe essere anche un esperimento di c.d. “zona franca”; non una terra di nessuno, ma una terra aperta alle intelligenze, alle competenze, alle esperienze. Anche a chi non si riconosce in un partito specifico e soprattutto a chi sente forte la passione e l’impegno civile per il bene della propria comunità. Questo deve essere un luogo dell’ascolto, quindi, della partecipazione e della discussione franca e aperta.
E tanto più questo è possibile, in quanto ritengo che Marco Filippeschi sia una persona dotata di alcune qualità: sa ascoltare, ha la logica del dialogo, del confronto, della condivisione.
Venendo al tema che ci interessa, Innocenzo Cipolletta ha affermato che “il Sindaco di una città diviene il leader progettuale e deve raccogliere sui progetti quel consenso che è necessario affinché si traducano in realtà e generino fenomeni di appartenenza”.
Le città sono aggregati complessi. Eleonora Fiorani, antropologa e studiosa delle città, le definisce “nodo di sistemi di reti e di relazioni”. Città che non si racconta più in unico registro; una città plurale, polifonica, onnivora, ubiqua.”
Sono definizioni pensate soprattutto su grandi città ma che si attagliano perfettamente alla situazione di Pisa. Città di tante città. Assolutamente in linea con le tematiche proprie di città medio grandi dove sono presenti forti insediamenti urbani, e dove vi è un intreccio forte tra università, cultura, bellezze artistiche e ambientali, servizi altamente qualificati.
Pisa è un piccola città ma con la complessità strutturale delle grandi città italiane.
Pisa città mosaico; dalle tante variegate tessere che la compongono e il cui ordito va continuamente ridefinito e ripensato per un impianto nuovo e aggiornato ai continui mutamenti e alle continue sfide posta dalla società globalizzata e dal sistema delle interdipendenze mondiali.
La città compete nel sistema della competizione mondiale, Le città si presentano come il centro di insediamento delle principali attività economiche. Sono ormai tramontate le città mono dimensionali. Come dice Cipolletta: “non più la città dormitorio per i lavori dell’industria o la città amministrativa con gli uffici pubblici e i centri direzionali e neppure la città d’arte vocata al turismo. Bensì una città in cui le molte attività si mescolano e convivono alimentandosi l’un l’altra”.
Il concerto è corale oppure non è. E la crescita delle tante città o è armonica e contestuale oppure rischia di generare, anche in tempi brevi, distonie, corto circuiti, impatti negativi, squilibri. Alcune questioni su innovazione, sviluppo, modernizzazione della Città.
Innanzitutto su quanto si è fatto sino ad ora e cosa il nuovo Sindaco si trova ad accogliere. Penso che questi dieci anni siano stati anni importanti. Anni in cui si è lavorato molto all’integrazione delle tante Città che costituiscono Pisa e che prima non dialogavano tra loro. Paolo Fontanelli ha lavorato molto per costruire legami forti tra Università e territorio, tra Fondazione Cassa di Pisa e istituzione Comune. Esperienze originali e avanzate come la Fondazione Teatro che hanno permesso di risollevare gestioni molto problematiche. Ma anche il capitolo della privatizzazione delle aziende pubbliche che ha visto insediarsi sul territorio aziende nazionali importanti, partners degli enti locali, come Acea e Italgas. Ha recuperato e fatto rifiorire zone degradate e abbandonate come il Calambrone, ha dismesso aree per recuperare risorse e risollevare un bilancio comunale ingessato dai troppi impegni di spesa assunti con capitale di debito.
Sono state avviate le grandi politiche di cambiamento, nonostante una intera legislatura si sia avuto un governo di centrodestra a Roma. Non voglio farne un’affermazione ideologica, ma occorre davvero interrogarsi se non fosse stato possibile, già dai tempi del governo Berlusconi, avere maggiore collaborazione dalla Difesa e dai Beni Culturali per il trasferimento delle Caserme. Se non fosse stato meglio concentrarsi sulla riqualificazione delle città di valore piuttosto che sulle enormi e dissennate spese progettuali per la realizzazione del ponte sullo stretto, tanto per fare un esempio. Insomma una riflessione sul passato serve anche per capire le sfide e i percorsi da intraprendere per il futuro. Speriamo quindi che un nuovo clima si affermi a livello nazionale. Se legislatura costituente sarà, che ponga al centro ovviamente la questione della governabilità, della partecipazione, di una politica vicina all’interesse vero e al cuore dei cittadini. E quindi soprattutto una stagione delle riforme per una vera, forte e praticabile politica delle autonomie locali. Difendere e valorizzare l’istituzione comunale. Garantire il principio di sussidiarietà. Avvicinare il più possibile i centri decisionali al territorio.
Più potere ai Comuni, più potere alle Regioni, dunque. Per rendere effettivo quell’affidamento e quella fiducia che i cittadini ripongono nel Sindaco cui troppo spesso vengono invece riversate aspettative e attese decisioni che non rientrano nell’ambito dei suoi poteri. Sotto questo profilo, l’innovazione politica del PD sembrerebbe innescare un meccanismo virtuoso. La semplificazione politica che riduce frammentazione partitica è fondamentale per costruire programmi omogenei e soprattutto praticabili. E va ripensato quindi anche l’asse dei rapporti tra potere centrale e potere locale.
In questo senso speriamo si possano avere tempi certi e risposte veloci dalle amministrazioni statali coinvolte sul territorio. Penso ad esempio alla questione delle caserme. Al museo delle navi romane che senza un apporto statale non potrà mai decollare. Ma anche alla nuova caserma dei carabinieri; così come alla realizzazione di un nuovo palazzo di giustizia che porterebbe fuori dal centro storico una fetta consistente di traffico e di pressione urbana che quotidianamente grava su un’area di per sé fragile. Anche utilizzando strumenti avanzati come il project financing cui si potrebbe ricorrere per la costruzione del nuovo stadio. In presenza di una scarsità di risorse finanziare si deve cercare di mettere in campo gli strumenti avanzati della finanza di progetto in un quadro di assoluta garanzia e trasparenza. Ma la logica del fare e far bene deve essere vincente rispetto all’infinito attendismo e alle logiche del rinvio. E la finanza di progetto può e deve essere una leva potente per realizzare opere fondamentali che possono decongestionare la città e decentrare funzioni che gravano fortemente sull’attuale assetto.
Penso ad esempio alla prosecuzione della politica di rafforzamento di edilizia studentesca per decongestionare il centro storico e recuperarlo ad una fruizione residenziale stabile. Per rendere anche più vivibile il cuore storico della città, che guadagna in sicurezza soprattutto se in esso si insediano famiglie, si producono servizi, si strutturano relazioni sociali stabili e sicure, si insediano luoghi dell’affetto e della identità collettiva, come sempre la Fiorani racconta nel libro citato.
Il decentramento di alcune funzioni nodali permette di liberare aree per il residenziale e per decongestionare anche il flusso del traffico (parcheggi scambiatori, sotterranei, silos, ma anche linee più veloci; servizi efficienti, assi viari liberi dalla sosta).
Il tema dei servizi introduce una questione fondamentale del tema sviluppo. Pisa grande città di servizi, di grande eccellenza. Pensiamo alle tre Università, ai centri di ricerca, all’ospedale. Alle grandi aziende partecipate. L’aeroporto, l’azienda del gas che è cresciuta per fusioni accorpando centinaia di comuni e che dopo l’alleanza con l’empolese di qualche anno fa è ora giunta a costituire una delle tre grandi aziende della Toscana grazie alla fusione con Fiorentinagas. Pensiamo alla concentrazione avvenuta nel settore delle acque. Cinque anni fa vi erano più aziende sul territorio con tanti cda, presidenti, collegi sindacali. Da qualche anno abbiamo un’azienda che con gara internazionale ha selezionato un partner strategico, ACEA, di assoluto livello. Ed ora si sta ancora andando avanti: da tre aziende se ne farà una e si concentreranno le aziende delle acque di Pisa, Firenze e Siena, approfittando del fatto che in tutte e tre il partner privato è il medesimo e della comune volontà degli enti locali proprietari.
C’è da domandarsi se da questo straordinario fenomeno di efficientamento e di riorganizzazione che genererà impatti positivi sulle bollette dei cittadini (evitando tuttavia patologie da gigantismo) non si possa al contempo pensare ad una ricaduta su Pisa in termini qualitativi avanzati. In una fase cruciale per il nostro pianeta dominata dall’incessante incremento del fabbisogno energetico e dalla coscienza della finitezza delle risorse fossili i temi della riduzione dei consumi e dell’efficienza energetica saranno i temi fondamentali del futuro: come spiega in un libro stimolante Maurizio Pallante, intitolato “La decrescita felice”, “ solo un terzo del petrolio che si produce si trasforma in elettricità”.
E in una città che sforna cervelli e coltiva competenze di eccellenza, che ha formato premi nobel, perché non pensare ad attivare un tavolo che spinga, suggerisca, stimoli, grandi aziende del settore ad impiantare in questo territorio iniziative in questo campo?
Il tema cruciale delle città è la loro capacità di attrarre imprese al tempo stresso in cui attraggono turisti, intellettuali, ricercatori, dirigenti, tecnici, in modo da formare una comunità articolata capace di costruire in sé un circuito virtuoso di auto sviluppo. Imprese nuove, fondate su ricerca e innovazione, ad alto valore aggiunto. Questo è il nodo fondamentale.
Torino ha attirato Motorola. Trento Microsoft. Ferrara ha costituito centri per il trasferimento tecnologico da università a imprese del territorio grazie alla fondazione locale e sussidi comunitari.
Insomma occorre pensare ad un volano forte che dia impulso e costituisca fattore di stimolo per la città e per le università. L’occasione è fare marketing territoriale avanzato; creare condizioni per l’insediamento di realtà importanti che possono essere attirati dalla grande infrastrutturazione qualitativa che presenta Pisa: un ottimo aeroporto, una grande università, capitale umano di assoluto rilievo, una buona rete di rapporti sociali, un ottimo contesto ambientale dove vivere e prosperare.
Queste sono anche le ragioni della crescita forte del Polo della cantieristica sui Navicelli che è un fenomeno di straordinaria importanza per l’economia del territorio su cui occorre anche investire ulteriormente come settore simbolo del connubio tra saper fare artigianale e innovazione tecnologica e di processo.
Pisa come città dell’innovazione e dell’impresa innovativa di qualità. Su questo chiamare anche l’università e la ricerca ad una sfida; pensare finalmente anche ad una ricerca declinabile in iniziativa imprenditoriale; abbandonare il senso di minorità di una ricerca solo applicata; instillare nei giovani e brillanti ricercatori un senso di imprenditorialità; di prestigio della intrapresa come struttura sociale positiva, generatrice di buona occupazione e di alta qualità sociale. Tutto questo connesso alla capacità di fare sistema, alla costruzione e mantenimento di una rete virtuosa di rapporti che leghi insieme eccellenze scientifiche, imprenditoriali, amministrative e finanziarie. L’area di Ospedaletto e di Navacchio, insieme con il comune di Cascina deve essere un Polo di attrazione fondamentale per attirare imprese anche internazionali che decidono di investire su un territorio di alta affidabilità e di grande profittabilità sociale. Pensiamo ad un luogo dell’innovazione su Pisa. Ad un’iniziativa che concentri risorse, eviti dispersioni e percorsi in ordine sparso. Un forte richiamo alla collaborazione tra Camera di Commercio, Fondazione Cassa, Università, Regione, banche del territorio per fare dell’innovazione il motore portante dello sviluppo del territorio.
Tutto questo richiede lungimiranza, visione, cultura del cambiamento e coraggio di innovare sin dai ponti alti del vascello (sempre di una repubblica marinara si sta parlando). E non solo del massimo responsabile ma anche dei suoi più stretti collaboratori. E in questo sarebbe il caso anche di adottare stili di governo nuovi. La regola suggerita da Alesina e Giavazzi nel loro ultimo libro sul liberismo di sinistra la sento di condividere in pieno per dare spazio ai giovani e per favorire ricambi fisiologici e fecondi: non più di due mandati triennali per gli amministratori nelle aziende pubbliche, rotazione degli incarichi, evitare cumulo di cariche tra soggetti controllori e controllati, costruzione di una holding di partecipazione che sia strumento di controllo e di reporting per il Sindaco e l’amministrazione comunale, oltre che di valutazione dell’efficienza gestionale delle partecipate.
Fare ricorso alle competenze e anche a quelle femminili che soprattutto in questo campo non trovano spazi adeguati.
Ma per essere di qualità lo sviluppo deve riguardare anche la città della cultura. Deve completarsi il circuito museale e trovare forme strutturali di collaborazione il marketing turistico e museale. E qui la programmazione è fondamentale e la disponibilità della Fondazione Cassa di Pisa appare essere concreta.
Le città attraenti sono anche quelle che programmano “eventi” culturali tematici (Venezia, Brescia, Treviso); mostre, convegni, fiere e festival particolari (il libro, la storia, la filosofia, etc).
Ebbene perché non pensare ad un tavolo di concertazione e di programmazione tra pubblico e privato, tra Fondazione, Primaziale, Università e ancora una volta Camera di Commercio per gestire importanti eventi culturali capaci di segnare una stagione e suscettibili di trovare vasta eco in una dimensione internazionale. L’aeroporto di Pisa è ormai la porta di accesso alla Toscana; un punto d’ingresso per una moltitudine di viaggiatori interessati a questa regione straordinaria, all’arte, alla cultura, al buon vivere italiano, a luoghi evocativi di emozioni e tesori di memoria affettiva. Programmare eventi significa costruire un calendario di manifestazioni per coordinare l’offerta turistico ricettiva e avere una unica cabina di regia per gestire questi eventi anche con le iniziative congressuali universitarie.
Anche su questo versante l’apporto degli albergatori può essere importante e fornire un contributo significativo nel marketing e nella programmazione di un’offerta più articolata e finalizzata all’allungamento della stagione turistica.
In questo senso una città più pulita, ordinata, sicura, è una premessa fondamentale per costruire un’idea di città nuova, aperta, multiculturale, policentrica, accogliente per i turisti e per coloro che la usano per lavoro. L’asse corso – borgo, la riqualificazione di piazza vettovaglie e il percorso fino a piazza dei miracoli devono essere ulteriormente valorizzate e protette come decoro e come sicurezza, sia come offerta commerciale qualificata, sia come regolamento degli orari di apertura, sia come presidio costante da parte delle forze di sicurezza. E la nuova città dei servizi avanzati che sta sorgendo a Cisanello dovrebbe essere supportata adeguatamente anche per migliorare il rapporto con la città storica e rendere meno forte l’uso e l’abuso della città da parte del flusso di pendolari. Sotto questo profilo occorre ripensare anche la capacità organizzativa e l’efficienza di alcune aziende di servizio pubblico e fare perno principalmente sulle ragioni dei cittadini utenti prima che sulle esigenze interne delle aziende.
E qui tocchiamo un punto delicato per ogni candidato Sindaco. L’efficienza della macchina amministrativa è fondamentale. E sempre più i cittadini chiedono questo: una P.A. ben organizzata, rapida ed efficiente nelle risposte alle domande poste dai cittadini. La modernizzazione passa anche attraverso una potente riorganizzazione della macchina comunale e una maggiore professionalità e competenza delle strutture apicali. Soprattutto sarebbe importante dare il segnale di premiare merito e competenze. Dando obiettivi chiari e definiti alla dirigenza e su questo poter valutare in trasparenza ed oggettività il loro operato.
La questione della P.A. involge come noto il tema della espansione dei servizi e della forma con cui vengono erogati. Su questo credo si misurino le distanze con la sinistra radicale per la quale la soluzione prevalente è fare i servizi esclusivamente attraverso il lavoro pubblico dipendente. In realtà, stante la continua progressiva riduzione dei trasferimenti pubblici, l’unica strada da percorrere è quella della esternalizzazione dei servizi in un quadro di rigoroso controllo della qualità degli stessi e del rispetto delle condizioni contrattuali di lavoro nei confronti dei lavoratori coinvolti.
Il punto fondamentale è proprio quello di perseguire un sistema avanzato di collaborazione tra pubblico e privato favorendo la cooperazione tra utenti e sinergie con il terzo settore che nel welfare locale diventa sempre più un attore sociale di primo rilievo.
Meglio avere, insomma, 200 posti in più in asili nido gestiti anche da cooperative di insegnanti e utenti o soggetti del terzo settore, che mantenere sotto l’ombrello del pubblico solo 30 posti… Ci sono poi altre questioni che volutamente ho trascurato per lasciare spazio al contributo di altri. Penso all’area vasta, al piano d’ambito e altro.
Ho solo cercato di evidenziare alcuni punti di rilevanza cruciale su cui ritengo si giocherà il futuro della città. Che molto potrà avere dalla riqualificazione che seguirà dal trasferimento delle caserme e dalla liberazione dell’area del S. Chiara. Penso tuttavia sia necessario tener presente anche altro. La dimensione immobiliare e la categoria della rendita non possono costituire le direttrici fondamentali di uno sviluppo che risulterebbe troppo squilibrato. Come abbiamo detto all’inizio occorre procedere contemporaneamente su più fronti tenendo sempre in equilibrio tra loro i fattori dello sviluppo, come una nave o un aereo che hanno più motori e che navigano facendo andare a mille solo uno e lasciando praticamente inutilizzati gli altri. Non è semplice tenere la rotta, perché competono con Pisa altri territori, altre città, altre classi dirigenti. Io penso che la scelta di Marco Filippeschi sia stata positiva perché con lui possiamo avere una ottima squadra. E penso che tocchi a ciascuno di noi mettere in campo appunto idee e proposte per rendere il suo compito efficace e produttivo per questa città e questo territorio.

Massimo Abbagnale