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UNA CITTA’ A PEZZI
Al candidato a Sindaco e agli aspiranti consiglieri. In questi giorni di campagna elettorale, per l’elezione del Consiglio e del Sindaco della nostra città, ho avuto modo di ascoltare più di un intervento e sono stato colpito dalla trasversalità di una posizione, pressoché dominante, che sostiene l'esistenza di pezzi di città: quello dei commercianti, dei bambini, degli anziani, degli automobilisti, dei ciclisti , dei cittadini del centro storico e quello dei cittadini della periferia. A mio modestissimo avviso, la città è e rimane un organismo complesso e unitario sul quale ogni scelta, che su di esso si assume, ha delle conseguenze dirette e indirette sul suo insieme e non solo sul pezzo di città dove s’interviene. Perseverare in una politica fatta di provvedimenti caratterizzati da un'ottica parziale, non fosse altro, perché, questi metodi risolvono, o tentano di risolvere , i problemi di alcuni a scapito di altri, non è più percorribile. Bisognerebbe, semplicemente, affrontare le problematiche legate allo sviluppo della città in modo globale . Personalmente, sarei più contento che chi aspira a governare questa città imparasse a parlare alla città tutta e non a pezzi di essa. Bisogna imparare a trovare soluzioni per la collettività e non per le sue lobby. Un sindaco per Pisa e non per pezzi di Pisa. Quando dico di tutti intendo di tutti, il che significa adottare soluzioni tecniche e politiche con un alto grado di accettabilità collettiva. Non é immaginabile una città costituita da un 'insieme frammentato' poiché, certo questo semplifica molto, ma non è così che si risolveranno i problemi di Pisa. La città deve essere governata e non solo amministrata. Per la città c'è bisogno di un progetto politico ampio che accomuni i cittadini in un vero protagonismo partecipativo. Ogni soluzione, inevitabilmente ne coinvolge altre e bisognerebbe sempre sapere quali sono le ricadute reali alle quali si va incontro adottandole. In altri termini, sarebbe auspicabile misurare gli impatti determinati dalle scelte operate, come verifica dei risultati raggiunti. Da cittadino, non posso sostituirmi ai tecnici. Non devo suggerire rimedi. Come cittadino devo poter partecipare, devo essere un interlocutore reale. Ed è compito di una P.A. moderna sostenere questi processi, investendo le risorse necessarie alla loro realizzazione. Insomma, vorrei essere considerato nella giusta misura in quanto cittadino di questa città, ed essere al centro della politica che su di essa si vuole attuare. Partecipare deve essere una parola piena e non semplicemente uno slogan. Tutte le dinamiche negative che sono cresciute intorno alla questione della cultura del disimpegno, nascono come conseguenza della consuetudine a praticare la rappresentanza politica in modo personalistico. L'Amministrazione della città, deve essere più vicina alle dinamiche e alle istanze provenienti dalla società. Altrimenti, diventa inutile lamentarci della deriva leghista che sottende una politica 'ad personam', la politica dell’autonomia dal vicino di casa. Per esempio, penso alla pedonalizzazione che non può essere una prerogativa del solo centro storico ma dovrebbe esserlo anche delle cosiddette periferie. Penso alle strade, sempre di più luoghi di circolazione selvaggia, dove la promiscuità determina oltre che l'aumento di congestione anche grandi insicurezze. Penso al provvedimento per lo spazzamento meccanizzato delle strade che a fronte di un diffuso disagio ha determinato un beneficio risibile. E ancora, a questo proposito, qualcuno si è chiesto quanto costa in termini di 'bilancio energetico' spostare le auto per consertilo? Visto che le auto consumano oltre che carburante, penumatici, freni ecc. Insomma per avere strade, forse più pulite, abbiamo contribuito, in quota parte, all'aumento dell'inquinamento atmosferico e dello spreco energetico. Per non parlare della contraddittorietà rappresentata dalla non regolamentazione della mobilità ciclistica con l'introduzione di un episodico e disordinato sistema di piste ciclabili che ha avuto, come conseguenza, la loro sottoutilizzazione, se non addirittura, in alcuni casi, la loro totale inutilità. Pensiamo all'introduzione dei varchi elettronici che hanno ridotto il traffico nelle aree servite da ZTL e contemporaneamente hanno aumentato la congestione delle aree ad esse più prossime. Ma quando la smetteremo di guardare alle città a pezzi. Perseverando in queste posizioni non faremo altro che ridurre drasticamente il ruolo sociale della città e contemporaneamente aumentare i livelli di ghettizzazione e di disequilibrio urbano. Questa politica non porta lontano, tutt’altro, essa contribuisce ad allontanare ancor di più i cittadini dalle istituzioni e a fomentare la guerra fra i diversi pezzi di città, fra chi conta di più e chi conta di meno, a fare meno città.
01/04/2008 Sergio Manfreda
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